giovedì 24 ottobre 2019

Splendore - Margaret Mazzantini: "allora fu natura"


Guido e Costantino si conoscono dall'infanzia.

Guido figlio di una famiglia benestante della Roma borghese, irrisolto, solitario, legato alla madre -  donna forte e anticonformista - da un amore assoluto, morbosamente alla ricerca delle sue attenzioni. Vive un'infanzia grigia, priva di contatti umani significativi se non con le domestiche che si avvicendano a casa sua. E' di costituzione gracile, incline al pensiero astratto, a scuola è brillante ma fantastica sul suicidio.

Costantino è figlio del portiere. Timido, educato a stare sempre un passo indietro agli altri, ombroso, cattolico osservante per tradizione familiare, arranca sui banchi di scuola. Ha un fisico strutturato e vigoroso e sfoga le energie in eccesso giocando a pallanuoto con un agonismo al limite dell'aggressività.
Nasce un'attrazione tra i due ragazzi, che li seguirà per tutta la vita, nelle fasi alterne di esistenze grigie perché vissute cercando di reprimere le proprie pulsioni.

"Ci trovammo. ... Lui grosso, io magro, lui povero, io figlio di misera gente benestante. Mi guardò, i suoi occhi parevano cadere, appartenuti a molti altri uomini prima di lui, soldati morti in battaglia, monaci, assassini, eremiti. E adesso solo i suoi"

Guido diventerà professore di storia dell'arte a Londra, marito e padre adottivo.
Costantino si sposerà a sua volta, mettendo al mondo due figli, e si affermerà come imprenditore.
Ma il richiamo all'abisso degli istinti sarà impossibile da evitare. 

La forza di quell'oscuro sentimento, ferino, carnale e spirituale al medesimo tempo, sarà in grado di far superare loro ogni difficoltà od impedimento. Saranno sempre l'uno per l'altro la persona più importante, dolorosamente, pervicacemente.

Dalla Roma degli anni 70, splendida e decadente - lacerata dal terrorismo - alla Londra livida e fredda, multietica e multiculturale, percorsa dal timore per nuove e terribili malattie, un filo legherà il destino di due uomini, colpevoli di avere essi stessi costruito steccati dietro i quali hanno consapevolmente celato al mondo lo splendore, la potenza della loro natura.
"Ti amo - dissi - ti amo.
- Anch'io ti amo, Guido, da sempre. 
 
Stupiti ci sollevammo in quel cielo di plastica arancione, ci piegammo come uomini sulle messi e raccogliemmo il nostro grano in quell'immenso splendore"

Sullo sfondo - come un film al rallentatore fatto di fotogrammi sgranati - gli anni di piombo, la misteriosa fine Calvi, la piaga dell'aids, gli attentati sulla metropolitana di Londra, il tutto con la colonna sonora degli Smiths che ci ricordano che certe luci non si possono proprio spegnere:
"Nel buio Morrissey cantava take me out tonight oh take me anywhere, I don't care, I don't care, I don't care..."

Si resta attoniti leggendo, come svuotati di forza, increduli che tanto dolore sia accettabile. Una prosa colta, precisa, elegante e al tempo stesso fluida ed emotiva. 
Margaret Mazzantini ci racconta - con crudele sincerità, senza sconti, abbellimenti, giustificazioni - la profondità dell'amore e l'ineluttabilità del dolore.
FERINO 📖📖📖

Il libro in una frase
"Chi avevo creduto di essere per tutti quegli anni? Un piccolo eroe confuso, un guascone senza talento. Ma adesso tutto sarebbe cambiato. Costantino mi aveva generato alla coscienza. Il mio petto si apriva come quello di un nuovo angelo. La nebbia scendeva, si addensava in fondo alla strada nel portale di pietra che davvero sembrava l'ingresso di un altro mondo. Il paradiso è aperto, pensai"

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