domenica 2 maggio 2021

Scrittori e Amanti - Lily King


SCRITTORI E AMANTI

Autore: Lily King

Editore: Fazi – Collana Le strade

Anno edizione: 2021

Genere: Narrativa USA contemporanea

Pagine: 330

Valutazione: 3*

Consigliato: agli amanti della narrativa americana contemporanea e dei romanzi di formazione

Casey è una trentenne aspirante scrittrice. Ha accumulato una marea di debiti per laurearsi, è reduce da alcune storie sentimentali insipide e insoddisfacenti e sta elaborando con difficoltà il lutto per l’improvvisa morte della madre, con cui imbastisce un profondo dialogo interiore per mantenere saldo il filo dell’amore:

“La sento vicino a me … Non so se è fuori da me o dentro di me, ma è qui. Sento il suo amore per me. Sento il mio amore che arriva fino a lei. Uno scambio breve e facile”

Soffre di crisi di panico e non riesce a portare a termine il romanzo a cui sta lavorando da diversi anni:

“Io voglio solo scrivere narrativa. Sono un parassita del sistema che si trascina in giro i debiti, i sogni. Ho sempre voluto solo questo. E adesso non riesco a fare nemmeno più questo”.

Vivere a Boston, città universitaria per eccellenza, con i suoi circoli culturali e le sue élite, non la aiuta affatto: l’impiego da cameriera le toglie tempo e ispirazione.

E’ a un passo dal rinunciare definitivamente ai propri sogni quando incontra, quasi contemporaneamente, due uomini che finalmente sembrano destarla dal torpore esistenziale in cui si dibatte.

Silas è un giovane insegnante di letteratura con ambizioni da scrittore: tenero, problematico, vive in bilico fra l’età adulta e la spensieratezza tardo adolescenziale.

Oscar è uno scrittore affermato, da poco vedovo e con due figli in tenera età, narciso e insicuro, sempre a caccia di conferme circa il proprio talento.

Casey non sa chi scegliere: Silas è la passione che irrompe nell’esistenza sconvolgendola come un uragano, Oliver è una roccia, sembra offrirle quella stabilità che le è sempre mancata:

“Fitzgerald ha detto che il segno distintivo del genio è essere capace di avere in mente due idee opposte allo stesso tempo. Ma se hai due paure opposte? Continui a essere un genio di qualche tipo?”

Quando Casey trova il coraggio di superare le proprie insicurezze e manda il suo manoscritto ad alcune agenzie letterarie, finalmente qualcosa inizia a muoversi: il sogno diventa realtà.

E’ il punto di svolta: trova un lavoro come insegnante di letteratura in un college e contemporaneamente una casa editrice decide di pubblicarla, sceglie l’uomo giusto per starle accanto, fa pace con il ricordo struggente della madre, decide di prendersi cura della propria salute, acquista coscienza del dono prezioso che sono gli amici.

E’ come se l’universo – le cui forze oscure fino a un momento prima hanno cospirato contro di lei – improvvisamente abbia trovato il modo di agevolarle il cammino verso la felicità:

“C’è una sensazione fisica particolare quando una cosa va bene dopo che per tanto tempo è andato tutto male. Una sensazione di calore, dolcezza e liberazione”.

 Scrittori e Amanti è il resoconto struggente della crescita interiore di un’anima bella e delicata, che combatte contro le avversità e che – alle soglie dell’età matura - acquista consapevolezza del proprio valore. E’ anche un inno alla passione per la narrativa e la creatività in generale.

Il racconto al tempo presente e in prima persona coinvolge subito, favorisce l’empatia con le fragilità della protagonista; la scrittura è essenziale, senza fronzoli, fortemente introspettiva. Lily King non esagera con l’aggettivazione, lascia Casey al suo flusso ininterrotto di coscienza ma evita di appesantire il testo con periodi troppo lunghi o enfatici.

Per certi versi ricorda Parlarne tra Amici di Sally Rooney - con cui ha in comune raffinatezza stilistica, ironia e profondità – o il resoconto poetico della straordinarietà della vita  quotidiana di Stoner  opera recentemente rivalutata di John Williams – poiché, nel raccontarci il lessico sentimentale del XXI secolo, Lily King riesce a reinterpretare in chiave moderna i canoni del realismo psicologico americano.

Un piccolo ed elegante gioiello che non mancherà di trovare una collocazione appropriata nella narrativa contemporanea.

Il libro in una citazione

“Tutti i problemi della scrittura e della recitazione nascono dalla paura. Paura della vulnerabilità, paura della debolezza, paura di non avere talento, paura di fare la figura degli stupidi per averci provato, per avere anche solo pensato di poter scrivere. E’ sempre paura. Se non ci fosse la paura, immaginate quanta creatività nel mondo”.


martedì 20 aprile 2021

Il valore affettivo - Nicoletta Verna



Autore: Nicoletta Verna

Editore: Einaudi – Collana Stile Libero Big

Anno edizione: 2021

Genere: Narrativa italiana contemporanea

Pagine: 304

Valutazione: 5*

Consigliato: a chi ama le saghe familiari, a chi è interessato ad approfondire il tema del disagio psichico causato dalla mancata elaborazione del lutto

Bianca è una giovane donna sposata a un medico, promessa della cardiochirurgia internazionale. Vive in uno splendido attico che affaccia sulla “grande bellezza” di Roma e ha un lavoro piuttosto banale presso una società di marketing e ricerche di mercato; il suo pane quotidiano è sbobinare i resoconti degli incontri con i “Target”, i potenziali destinatari finali dei prodotti.

E’ una ragazza della classe media ed è originaria di un piccolo centro della Brianza operosa dove la vita è circoscritta a casa, parrocchia, luogo di lavoro. Nel suo passato c’è un trauma: la sorella Stella a soli quattordici anni è morta in un incidente stradale mai chiarito, annegata in un canale dopo essere stata sbalzata dal motorino, un sabato pomeriggio di pioggia battente.

Questo evento fa implodere la famiglia: la madre, titolare di una lavanderia, si chiude ostinatamente in una “gabbia di strazio”. Ingaggia un’estenuante lotta contro la depressione che la condurrà a tentare ripetutamente il suicidio, talvolta con gesti dimostrativi, talaltra con maggiore determinazione. Il padre abbandonerà la famiglia dopo l’ennesimo episodio autolesionistico, per rifarsi una vita nella vicina Svizzera accanto a un’altra persona.

Bianca cresce sola, si affaccia all’adolescenza senza un vero sostegno, diventa una starletta della televisione commerciale per far piacere alla madre sempre più inebetita dagli psicofarmaci. In un primo momento sembra sprecare le indubbie potenzialità intellettuali di cui la natura l’ha dotata, per poi decidere di lasciare il paese e trasferirsi a Milano a studiare Biologia.

Nel cuore della protagonista alberga il senso di colpa, l’assurda consapevolezza di essere stata indirettamente la causa della morte di Stella, di avere – con i propri comportamenti – dato il via ad una catena causale di fatti che ha condotto alla tragedia:

“Non so se nelle circostanze della vita c’è un momento esatto in cui qualcosa diventa inevitabile; il punto di stallo fra il prima e il dopo in cui puoi dire ecco, fin qui sarei potuto intervenire per cambiare il corso degli eventi, e da qui in poi non più. So però che la ‘disgrazia’ ebbe un insieme di prodromi complessi, in apparenza scollegati eppure perfettamente conseguenti l’uno all’altro, come una catena, come i rifiuti che ogni giorno catalogo con cura”.

Bianca tenta di mettere un argine tra sé e il malessere materno: lei stessa è preda di un dolore incommensurabile che sfocia in manifestazioni di acquisto compulsivo, di ansia da controllo e di pensiero magico sempre più gravi e pervasive. Il suo perfezionismo la isola, la porta a maturare l’idea che l’unico modo per superare i propri demoni sia riportare indietro Stella, concependola letteralmente a nuova vita con il compagno Carlo – brillante uomo di successo capace di catalizzare le energie positive di chi lo circonda -  non a caso definito “il patrimonio genetico” perfetto e “l’unico viatico per ritrovare Stella”.

A scompaginare una volta ancora il destino interviene la scoperta della sterilità che manda in corto circuito il progetto di maternità: è l’inizio della fine, la caduta delle illusioni di rivincita.

Quella di Bianca è la storia di un dolore perfetto e delle conseguenze che provoca – in chi rimane - lo “strappo” che porta via l’essere amato. Ogni perdita è insensata per chi la subisce: ma ve ne sono alcune più insensate di altre, meno accettabili nell’ordine delle cose, e i fatti di cronaca quotidianamente ce lo ricordano.

Bianca – nella sua ossessione-compulsione verso ciò che è “scarto” e “rifiuto” - incanala il malessere derivante dalla presa di coscienza che tutto è destinato ad avere fine, a decomporsi, a destrutturarsi come spazzatura nei bidoni della differenziata:

“Ho un’attrazione innata per la necessità dell’uomo di espellere resti, scarti, avanzi, emissioni”

“Stendo un telo di plastica sul ripiano prima di depositarvi sopra i rifiuti, uno a uno, ben separati. Decido che la cosa migliore è catalogarli a seconda dell’odore, ovvero dello stato di decomposizione. Li avvicino al naso e li annuso ... E’ l’odore della vita quando la spogliamo del maquillage che le spalmiamo addosso per edulcorarla”.

La scrittura in prima persona è asciutta, suggestiva, chirurgica, con un uso molto misurato dell’aggettivazione che mantiene vivo il senso di tragedia incombente.

La protagonista è cinica, lucidamente conscia della propria follia, non pretende assoluzioni né cerca redenzione: vive in un universo parallelo dove si confondono il presente e il passato e in un’atmosfera sospesa e onirica, popolata dai fantasmi - con cui intavola un dialogo interiore ininterrotto - visioni, premonizioni.

Il finale è poetico e aperto a diverse soluzioni, a seconda della sensibilità di chi legge, e prefigura le possibili scelte di Bianca: aprirsi al futuro o farsi definitivamente fagocitare dal disagio mentale.

Nicoletta Verna in questa sua opera prima (che le è valsa la Menzione Speciale della Giuria Premio Calvino 2020) ha saputo affrontare il tema delle disfunzionalità della famiglia contemporanea con abilità, grazia e quella giusta dose di distacco che poche grandi penne hanno saputo utilizzare, da Veronesi a Philip Roth passando attraverso Le Correzioni di Franzen.

E’ un libro che chiedeva di essere scritto e che merita di essere letto.

Il libro in una citazione

“Continuo a pensare a chi se ne va e a chi resta e al loro trait d’union più evidente: gli oggetti. L’immagine più nitida della morte sono gli oggetti che le persone lasciano, con quello che chiamano valore affettivo. Oggetti comprati nella convinzione che si sarebbero usati. Oggetti che restano mentre tu te ne sei andato, beffardi inutili oggetti crudeli che ti sopravvivono e ricordano la tua vita a chi resta, stabili oggetti nel magma incomprensibile della memoria: per questo li amiamo e insieme ne siamo atterriti”


venerdì 9 aprile 2021

I traditori - Fiona Neill


I TRADITORI - FIONA NEILL

Lisa e Rosie sono amiche sin dall'infanzia. Crescono nel Norfolk, terra di mare e di natura selvaggia, e hanno condiviso tutto: la scuola, gli amici, la maternità. Fino al giorno in cui Lisa - la più spregiudicata delle due - allaccia una relazione extraconiugale con il marito di Rosie. 

Il legame si spezza, dolorosamente, e lascia tracce indelebili in tutti i protagonisti del più classico dei drammi familiari. 

Rosie va a vivere con i due figli, Daisy e Max, cedendo all'ex marito Nick la casa di famiglia. Affronta le difficoltà di una madre single ma - soprattutto - si trova a dover gestire il disturbo ossessivo compulsivo di cui è vittima Daisy. Una patologia talmente pervasiva da condizionare i comportamenti della ragazza e la vita di chi si prende cura di lei, compreso il piccolo Max. Il ragazzino, suo malgrado, dovrà indossare gli scomodi panni di complice della sorella, nei tentativi posti in essere da quest'ultima per occultare agli occhi dei più le sue stravaganti compulsioni: ripetizioni ossessive di parole o movimenti corporei, sequenze di azioni stereotipate, formule rituali.

Dopo anni di distanza e di silenzio, Lisa - gravemente malata - scrive a Rosie, che nel frattempo è diventata medico di chiara fama, chiedendole di incontrarsi per un'ultima volta. 

Questo evento scatena i malumori sopiti in tutti i protagonisti della tragedia, ognuno dei quali darà inconsciamente una versione diversa dei fatti di quei giorni lontani che segnarono la fine di due unioni matrimoniali. 

I traditori è la storia di come la malattia possa sconvolgere la vita di chi ne soffre e di chi vive accanto al malato.

I traditori è anche una riflessione sul ruolo dei ricordi, che possono essere più o meno intenzionalmente manipolati per sopportare il peso delle proprie azioni.

La scelta della narrazione a più voci non è una novità ma è ben padroneggiata dall'autrice, che costruisce il romanzo su due piani temporali distinti, alternandoli. 

Alcune tematiche collaterali - la critica alle teorie mediche new age, il rischio di rivolgersi a ciarlatani predisposti a sfruttare le disgrazie altrui, il senso di colpa nei confronti dei figli, la rabbia di questi ultimi per aver subito le scelte sentimentali dei genitori, la solitudine esistenziale dei single - avrebbero meritato un approfondimento, per garantire maggiore intensità nel tratteggio dei personaggi.

Fiona Neill riesce tuttavia a coinvolgere il lettore in un crescendo emotivo sufficientemente calibrato, fino a un inaspettato finale in cui si scopre quanto il disagio mentale abbia avviluppato la vita dei personaggi al punto da rendere impossibile distinguere fra bene e male, vittima e carnefice, malattia e cura della stessa.

Il libro in una citazione 

"Tutti noi cerchiamo di trovare degli schemi che possano spiegare il nostro mondo, darci l'illusione di controllarlo. Ogni giorno trascorriamo ore e ore a cercare di dargli un senso, e molti di noi rimaneggiano le proprie esperienze in una narrazione di vita da poter tramandare alle future generazioni. La grande lotta per la vita non riguarda cibo e acqua, è la lotta per l'armonia narrativa"

https://www.milanonera.com/i-traditori-fiona-neill/


lunedì 22 marzo 2021

La signorina Crovato - Luciana Boccardi


LA SIGNORINA CROVATO

Autore: Luciana Boccardi

Editore: Fazi – Collana Le strade

Anno edizione: 2021

Genere: Narrativa italiana contemporanea

Pagine: 340

Valutazione: 4*

Consigliato: a chi ama i memoir e le saghe familiari

Luciana Crovato alias Boccardi, decana del giornalismo e storica della moda e del costume, ci regala con questo delizioso romanzo – primo di una trilogia, secondo quanto ha dichiarato in diverse interviste - la sua autobiografia fino ai 18 anni.

Figlia di due musicisti diplomati al Conservatorio, nipote del famoso tenore Gianni Masin Crovato, Luciana nasce a Venezia nel 1932 in un contesto familiare colto ma povero. Il padre Raoul, clarinettista, antifascista e anticlericale, viene estromesso dai circuiti musicali a causa dell’adesione al bolscevismo:

“Al di sopra di ogni valore, per tutta la vita, Raoul tenne fede al suo credo politico e alla sua formazione libera, atea, che si confermò anche in punto di morte, con il rifiuto di qualsiasi suggestione religiosa”

e ancora:

Sulla definizione di antifascisti veri e antifascisti di comodo papà insisteva sempre molto, nelle pagine del suo dossier. Per lui solo i comunisti (e a stento i socialisti) erano i veri nemici di Mussolini. Quanto a Dio, l’unico che aveva era Stalin, <guida sicura, intelligente, indispensabile al mondo per tornare alla normalità>. Non poteva immaginare di quali crimini si stesse macchiando anche quel dio”.

Vittima di un incendio che lo lascia sfigurato e cieco, Raoul sarà il punto di riferimento della protagonista, affascinata dalla sua cultura non meno che dalle sue idee atee e profondamente libertarie.

Luciana conosce sin da piccola le privazioni, economiche ma anche affettive. Viene allontanata e mandata a vivere in campagna per un lungo periodo, mentre la madre assiste il marito in ospedale.

Raoul rischia a più riprese di morire e affronta una convalescenza impegnativa, che lo lascia stremato nell’animo, deturpato nel fisico e inabile al lavoro: le sue disavventure lo condurranno a uno stato di prostrazione che sfocerà nell’alcolismo e nella depressione.

In questo contesto di difficoltà e di separazione, la bimba impara a essere indipendente e a contare solo sulle proprie energie e capacità:

“Fu allora, forse, che cominciai a adottare quella tecnica che mi avrebbe accompagnato per tutta la vita. Funziona un po' come nel judo: se tu vuoi spingermi, io mi lascerò cadere prima che tu te ne accorga, così ti destabilizzerò e potrò decidere come difendermi. Tu mi abbandoni? Allora sono io che non ti voglio, e non ti voglio più per davvero. Sì, forse è cominciata così”.

Cresce forte, brillante, generosa, ottimista e assertiva, pronta ad adattarsi a svolgere mille piccoli lavoretti e a contribuire con impegno sincero alle necessità del clan familiare, fino a quando approderà alla grande occasione di un impiego sicuro presso un’Istituzione prestigiosa.

Intanto, intorno a lei sale come una marea mefitica lo spettro del fascismo: sono gli anni della guerra, della perdita delle illusioni patriottiche, della fuga delle camicie nere della prima ora, capaci di reinventarsi quando inizia a soffiare il vento della sconfitta; sono anche gli anni della Resistenza, della Decima Mas e delle violenze dei repubblichini, ultimi illusi propugnatori di un sistema di valori nefasto che ha mostrato tutti i propri limiti e che è destinato a essere sconfessato.

Luciana Boccardi racconta con dovizia di particolari l’infanzia e la giovinezza, tra l’entroterra padovano e le calli di una Venezia affascinante anche nell’ora più buia della guerra.

Con una lingua ricca ma mai ampollosa, uno stile fresco e sbarazzino, dipinge un quadro a tinte forti dell’Italia della prima metà del Novecento, senza inutili idealizzazioni dei personaggi che, anzi, vengono colti nella loro dolente umanità: il tutto sempre tenendosi lontana dalla retorica di certi memoir.

Traspare, in ogni considerazione a margine dei principali eventi narrati, l’animo poetico e delicato della protagonista, profondamente legata alle proprie radici e all’amata figura paterna, con cui ha intessuto un rapporto di complicità, quasi simbiotico:

“Mio padre era l’approdo, il porto sicuro, l’Onnipotente. Era l’unico in cui credevo: era la forza della sua intelligenza che, ai miei occhi, lo rendeva un eroe”.

L’autrice ha saputo raccontare con taglio documentaristico e oggettivo la composta dignità dei suoi familiari, il senso di ingiustizia per le discriminazioni patite e quello rivalsa dopo la caduta di Mussolini e dei suoi accoliti: esperienze dure, che ne hanno fatto una donna versatile, capace di reagire con audacia alle intemperie della vita.

Il libro in una citazione

“Ma lei”, gli chiese un giorno il nonno, <di tutto l’universo, salva solo gli artisti e gli intellettuali?>. <Si> fu la risposta inesorabile di mio padre, da marxista- stalinista qual era. <Oltre a tutti gli onesti di testa e di cuore: ovvero i lavoratori!”

La città del peccato - A. A. Dhand

Il nuovo romanzo di A. A. Dhand - autore britannico di origini asiatiche - è parte di una serie ambientata a Bradford, un tempo importante centro tessile nel West Yorkshire dove si respira aria di crisi economica, dismissione industriale e i conflitti interreligiosi sono all'ordine del giorno.

L'ispettore Harry Verdee - indiano sikh sposato a una pakistana di fede musulmana - vorrebbe ricucire un rapporto con la famiglia di origine che lo ha estromesso a causa della sua scelta sentimentale:

"Harry era sikh, Saima musulmana: secondo i genitori di entrambi, ognuno di loro due aveva sposato il demonio".

I due stanno crescendo un figlio, Aaron: "non è indiano né pachistano. Nè musulmano, né sikh. Sarà quello che vorrà quando sarà grande abbastanza da decidere".

Harry si trova a dover investigare sul brutale omicidio di una giovane asiatica trovata appesa con del filo spinato alla balaustra di un'antica libreria del centro dove lavorava come commessa.

Da subito risulta chiaro che il cadavere porta con sé un messaggio diretto a Verdee in prima persona: è un affare personale, tra lui e l'assassino, che cela la propria identità e tiene sotto controllo i movimenti del detective.

Il numero delle vittime cresce, il tempo stringe.

Inizia una caccia all'uomo tesa, in una città livida, violenta e piena di contraddizioni: una città del peccato - non a caso paragonata a Gotham City - che il killer vorrebbe mondare attraverso le sue azioni violente:

"Il peccato mi circonda, questa è una città di peccatori, una città che sta per imparare una lezione importante. E sarò io a impartirla" dice il killer in un dialogo folle e allucinato con il suo interlocutore e con il lettore.

Il romanzo di Dhand ha un'ambientazione interessante e un taglio a tratti quasi sociologico.

L'autore racconta di un occidente industrializzato con le sue contraddizioni, e dell'incapacità anche della civile terra di Albione di garantire il dialogo e la collaborazione tra diverse fedi religiose. Tuttavia, l'analisi avrebbe meritato un ulteriore approfondimento che avrebbe garantito al libro uno scatto di qualità da semplice thriller di intrattenimento a vero e proprio noir.

Particolarmente riuscito è il personaggio di Verdee, tutt'altro che "eroe senza macchia", che non esita ad aggirare i limiti della legge per perseguire il superiore interesse della Giustizia. 

Gli altri personaggi sono meno intensi ma comunque funzionali a una storia agile, costruita integralmente attorno alla contrapposizione fra i due protagonisti: il killer e il detective.

Quello di Dhand è un occhio attento alla realtà e ai suoi cambiamenti, che lascia  - oltre al piacere di una trama avvincente - anche la possibilità di iniziare a riflettere sulle contraddizioni del nostro tempo. 

Il libro in una citazione 

"Siamo tutti inebetiti. Così abituati a violenze e traumi in tv che ormai non ci importa più niente. Niente ci sconvolge. Non ascoltiamo. E non impariamo, mai. Oggi comincia la settimana più nera di Bradford. Prima che sia finita, tutti ascolteranno, impareranno. E soprattutto, non potranno dimenticare. L'ispettore Virdee sta per scoprire che questo è solo l'inizio".


https://www.milanonera.com/la-citta-del-peccato-a-a-dhand/

mercoledì 10 marzo 2021

Una famiglia felice - Jean Hanff Korelitz

Grace Reinhart è una psicotarapeuta di discreto successo che lavora in proprio e si occupa prevalentemente di crisi di coppia.

E' felicemente sposata con un oncologo pediatrico, Jonathan Sachs, impegnatissimo nel proprio lavoro e apprezzato per le sue doti di umanità e vicinanza con i piccoli malati e le loro famiglie:

"Jonathan ... di fronte a un altro essere umano si trasformava, concentrando sull'interlocutore il faro abbacinante di un'attenzione assoluta e, avvertendone il fascio su di sé, l'altro cominciava a muoversi e orientarsi in direzione di quella meravigliosa nuova fonte di luce".

La coppia ha un figlio, Henry, una vita professionalmente realizzata, un appartamento a New York in zona residenziale, una rapporto sentimentale saldo. Tutto il mondo di Grace ruota attorno al suo lavoro e al microcosmo familiare: le amiche dell'università le ha perse di vista, il padre si è risposato con una donna fredda e un po' distante. La socialità è ridotta all'osso ma perché dolersene? E' la dura vita di due professionisti in carriera, con un figlio da crescere e poco tempo per divertirsi.

Grace sta per lanciare un libro in cui spiega come evitare l'errore di sposare l'uomo sbagliato; suggerisce, forte della propria esperienza, una serie di espedienti utili a riconoscere  i segnali  inconsci che i partner lanciano e che permetterebbero - debitamente ascoltati - di evitare di investire sulla persona sbagliata.

Il manuale di Grace ha il curioso titolo "Avresti dovuto saperlo" ("You should have known" che è poi il titolo originale del romanzo della Korelitz) e sta attirando l'attenzione dell'editoria. Si prepara un lancio in grande stile, con apparizioni televisive e tour nelle principali librerie del Paese:

"quando si tratta di uomini, spegniamo tutti i radar e buttiamo a mare il nostro giudizio istintivo, e solo perché un tizio ci è sembrato carino o ci ha dimostrato un briciolo di interesse"

Per Grace il dubbio è "un prodigioso campanello di allarme" che si deve imparare ad ascoltare anche se questo significa mandare a monte un  fidanzamento:

"il dubbio è un dono del nostro inconscio più recondito" sentenzia senza la minima incertezza. 

Grace, algida signora della upper class newyorkese, non sa ancora che la sua vita sta per scambiare, sconvolta da un errore tanto grave quanto quello commesso dalle sue sprovvedute pazienti in crisi sentimentale.

Si è fidata dell'uomo sbagliato, forse. 

Quando viene ritrovata uccisa la madre di un compagno di scuola di Henry, improvvisamente Grace si trova coinvolta nelle indagini: scopre, parlando con gli investigatori, che suo marito - nel frattempo sparito dalla circolazione - è coinvolto nel brutale omicidio. 

Da quel momento la sua vita diventa una corsa senza fiato alla ricerca della vera identità dell'uomo che ama e che ha scelto come compagno, ben diversa dall'immagine di padre affettuoso e medico ambizioso ma profondamento empatico coi pazienti, abilmente veicolata da Jonathan.

Si insinua il dubbio che Jonathan sia un sociopatico, perverso e manipolatore. 

Grace fugge dalla città travolta dall'onda dello scandalo e tenta di ricostruirsi una vita con suo figlio.

La trama avvincente si srotola davanti al lettore mantenendo un ritmo sostenuto.

La storia - dopo un inizio sonnolento - entra nel vivo grazie a uno stile scorrevole, con diversi periodi caratterizzati dalla presenza di frasi parentetiche che enfatizzano il clima di sospetto, ansia, incredulità. La protagonista, dapprima lucida nell'analizzare i fatti, via via prende coscienza di una realtà scomoda che si sta svelando innanzi ai suoi occhi. Ora Grace è in grado di decifrare numerosi segnali che avrebbero potuto insospettirla. 

Complessivamente il romanzo convince, soprattutto per l'intenzione di raccontare il lato oscuro della vita familiare, quello che talvolta si nasconde dietro alle apparenze e alle buone maniere.

Da questo romanzo, uscito per la prima volta nel 2014, è stata tratta la sceneggiatura della famosa serie Sky The Undoing con Nicole Kindman e Hugh Grant.

Il libro in una citazione

"Jonathan assorbiva le persone. Voleva sapere chi erano, a cosa tenessero davvero e magari anche intorno a quali ferite le loro vite e le loro personalità si fossero formate. Quasi senza eccezione, induceva la gente a parlare del padre morto o del figlio tossicodipendente"

https://www.milanonera.com/the-undoing-le-verita-non-dette-jean-hanff-korelitz/

giovedì 18 febbraio 2021

Un uomo a pezzi - Francesco Muzzopappa

 

UN UOMO A PEZZI

Autore: Francesco Muzzopappa

Editore: Fazi – Le Meraviglie

Anno edizione: 2020

Genere: Narrativa italiana contemporanea / Racconti / Humor

Pagine: 142

Valutazione: 5* su 5

Consigliato: a chi ama la letteratura umoristica, a chi vuole riflettere e sorridere contemporaneamente

Francesco Muzzopappa – copyrwriter pluripremiato e autore di numerosi romanzi - ci regala una serie di esilaranti racconti a sfondo autobiografico.

La raccolta evoca innanzitutto il suo passato di ragazzino sognatore, cresciuto nella profonda provincia meridionale.

Quella di Muzzopappa è una Puglia lontana dagli stereotipi della terra del sole, della taranta, delle masserie shabby chic per milanesi innamorati della natura, desiderosi di trascorrere le ferie immersi nella natura incontaminata, con in sottofondo solo il frinire delle cicale negli oliveti.

“Crescere in un piccolo paese di provincia è un’esperienza traumatizzante. Se nasci a Milano, hai talmente tante cose da fare, vedere e scoprire che puoi anche uscire di casa e fare ritorno dopo sedici anni. In paese, in sedici anni, hai la possibilità di morire di noia almeno venti volte”.

Ci parla della desolazione estiva del borgo di origine, dei primi amori, dei personaggi eccentrici del paese, dei riti collettivi (la passata di pomodoro, la soap opera al ritorno da scuola), delle difficoltà di adolescente, dell’approdo a Milano - la grande metropoli che affascina e intimidisce - dei successi nella professione, dell’incontro col grande amore della sua vita.

Quella che popola i suoi racconti è un’umanità sgangherata e variopinta, le sue peripezie sono quelle di un uomo medio, perso nelle difficoltà di ogni giorno per far quadrare il bilancio, pagare le bollette, sopravvivere all’arroganza di chi si crede arrivato, o di chi esercita il proprio potere da una posizione di privilegio.

Ma Un uomo a pezzi è – soprattutto – una dichiarazione d’amore per Carmen – libraia appassionata di cucina salutista, generosissima coi più poveri e ferma nei suoi principi come un’istitutrice tedesca. Carmen - cui il libro è dedicato “per ovvi motivi”, precisa in esergo - entra nella vita di Francesco come un uragano, sconvolgendo i suoi ritmi e le abitudini da single inveterato per portarlo a un livello superiore di conoscenza di se stesso e del mondo, quello cui approdano due anime che si si scelgono per la vita.

Il linguaggio è ricco, le frasi piene di ritmo, frizzanti, con uno stile che rimanda ai comici dei locali di New York, alla The Marvelous Mrs Maisel (serie Amazon Studios pluripremiata) o – per chi li ricorda – agli sconclusionati protagonisti della sit-com anni Novanta Seinfeld.

Si sorride molto leggendo i suoi racconti, ci si commuove, ci si immedesima, si pensa, ci si sente meno soli perché si realizza che l’originalità – e la sensibilità – non è affatto un limite bensì la più grande delle ricchezze.

Il libro in una citazione:

“Chi, come me, ha vissuto l’infanzia a cavallo tra gli anni Ottanta e Novanta, sa di cosa parlo. Ogni giorno, dopo pranzo, c’era un faro luminoso che accompagnava la digestione delle famiglie italiane: le soap opera di Rai 2. Avevano il pregio di offrire trame concepite da menti sotto Thorazine: madri parallele che spuntavano dal passato, gente entrata in coma con una faccia che poi si risvegliava con una faccia tutta nuova, morti temporanei, unioni sessuali tra persone che dopo mesi scoprivano di essere fortemente apparentate e, talvolta, anche lontano dalla settimana di Pasqua, resurrezioni”


Scrittori e Amanti - Lily King

SCRITTORI E AMANTI Autore: Lily King Editore: Fazi – Collana Le strade Anno edizione: 2021 Genere: Narrativa USA conte...