venerdì 7 febbraio 2020

Morte di un uomo felice - Giorgio Fontana.


Nella Milano a cavallo fra gli Anni Settanta ed Ottanta, Giacomo Colnaghi è magistrato inquirente presso la procura del Tribunale. 
Originario di Saronno, cittadina appena fuori da quella che oggi chiamiamo cintura milanese, è cattolico e figlio di un partigiano morto in un'azione di disturbo. 
E' un giudice isolato, inviso ai superiori per i suoi metodi alternativi: ha costituito un piccolo pool di colleghi e sta studiando a fondo il fenomeno della lotta armata, cercando di penetrarne gli schemi, i meccanismi mentali. Lo interessa capire, prima di tutto, il motivo che spinge uomini e donne insoddisfatti dal sistema a percorrere la strada del rovesciamento violento dell'establishment piuttosto che quella del dialogo e della legittima protesta, organizzata secondo metodi democratici.
Colnaghi è l'archetipo dell'eroe solitario, che percorre la sua strada pur sapendo che lo condurrà ad un epilogo tragico: una morte violenta inflitta con vigliaccheria, colpendo alle spalle un uomo disarmato.
Colnaghi diventerà un obiettivo dei terroristi perché rappresentante della parte buona dell'apparato, quella che opera nel rispetto delle regole, con coscienza e senso delle istituzioni.
Come l'eroe borghese Ambrosoli, come il giudice Alessandrini, come il professor Guido Galli barbaramente assassinato nel corridoio di accesso all'aula 309 della Statale di Milano.
Sullo sfondo una Milano livida, trasfigurata agli occhi del protagonista in una sorta di girone dantesco, un luogo di attesa quasi metafisico, un purgatorio costellato di ansia, scrupoli morali e umanissimi sensi di colpa per l'inevitabilità del dolore cui si sta condannando la propria famiglia.
"Non poteva sopportare la presenza stessa del male. Non riusciva ad accettarlo, gli pareva un abominio anche di fronte a tutte le risorse della fede. Se gli fosse stato possibile avrebbe chiesto appello a Dio, argomentato come sapeva fare - con la sua logica impeccabile, una concatenazione perfetta di fatti e ragioni - e avrebbe ottenuto ciò che desiderava. Avrebbe salvato chiunque. Ma chi avrebbe salvato lui?"
Per tutta la vita Colnaghi cerca la figura di quel padre che gli è stato strappato: lo cerca nei racconti della madre e di coloro che lo hanno conosciuto, pretende di trovare una ragione sufficiente a giustificare lo strazio che la sua assenza gli ha provocato.
I due saranno accomunati dalla tragica fine, il supremo tributo pagato in nome del rispetto delle proprie idee: l'uno comunista, l'altro cattolico, entrambi uniti dall'aver abbracciato generosamente  e convintamente il medesimo coacervo di valori fondativi di uno Stato democratico.
Bello l'accostamento tra antifascismo e antiterrorismo, come se padre e figlio si fossero passati il testimone nella lotta contro ogni ideologia antidemocratica.
Un libro durissimo, Premio Campiello 2014, che tratta del senso del perdono, del rapporto fra la legge di Dio e la legge degli uomini, del senso dello Stato, della necessità di creare ponti e superare gli sterili steccati delle ideologie per mettere al centro dell'azione della politica l'essere umano.
POST IDEOLOGICO 📖📖📖📖📖
Il libro in una frase
"Sai qual è il significato di porgere l'altra guancia?", chiese. "Molti lo vedono come un esempio di buonismo fine a se stesso. Altri, come un tipo di resistenza non violenta. No, in realtà il gesto di Cristo è molto più profondo. Anche quando era lecito e persino ovvio colpire, la cosa più ovvia di tutte - tu mi dai uno schiaffo, io te lo rendo - lui non lo ha fatto: per mostrare che un'altra via è possibile". Lo guardò. "Per sorprendere anche chi l'ha colpito. Questo significa amare i propri nemici: o prendi sul serio tale monito, oppure è parola morta." "E se quello che ti ha colpito va avanti a farlo?" "E' un rischio che bisogna correre. In quel caso si perde tutto. Ma è l'unico modo per interrompere il circolo di odio. O almeno io non ne vedo altri". 

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